Tre anni dopo

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Post lungo, non nel nostro stile, ma necessario perché va riscritta la storia e come abbiamo fatto nel 2006, e va coaugulata la comunità rossonera e sensibilizzata perché dobbiamo lottare.
Qui i fatti e partiamo da questi.
Quando una nuova proprietà prende il controllo di un grande club, le aspettative sono inevitabilmente elevate. Nel caso del Milan, la situazione era ancora più particolare: la società ereditava una squadra campione d’Italia, con una struttura tecnica consolidata e una base su cui costruire il futuro. A distanza di tre anni, però, il bilancio è sotto gli occhi di tutti.
Le scelte dirigenziali e del proprietario prima di tutto hanno segnato profondamente questo periodo. Figure considerate centrali per il progetto sportivo e anche societario sono state allontanate, mentre l’organigramma ha subito numerose trasformazioni, nonché ingerenza da parte di chi non è nemmeno nello stesso. 
Il risultato è che, a metà giugno, il club si trova ancora alla ricerca di certezze fondamentali: una guida tecnica definitiva, una struttura sportiva e societaria completa e una direzione chiara per la prossima stagione, non ce la sentiamo di parlare di ciclo.
Anche sul fronte degli investimenti infrastrutturali, i risultati appaiono risibili. L’acquisizione di un’area destinata a un possibile nuovo stadio ha rappresentato un’operazione economicamente rilevante. Un tema strategico che continua a restare sospeso, considerando la spesa di 40 milioni, più di qualsiasi giocatore acquistato negli anni, mentre si è passati sull'area dello stadio attuale ma senza nessuna forma di progetto nonostante l'acquisto in comproprietà con l'altra squadra sia avvenuto a novembre. Anche qui la premessa: farlo in comproprietà non è in nessun caso una scelta intelligente.
Nel frattempo, il valore sportivo della rosa non sembra essersi rafforzato. Diversi giocatori hanno visto diminuire la propria valutazione di mercato e la continua alternanza in panchina, con quattro allenatori avvicendatisi in pochi anni, ha contribuito a trasmettere l’immagine di un progetto poco stabile, per usare un eufemismo. Ogni stagione diventa l'anno zero!
A rendere il quadro ancora più complesso c’è la percezione di una società impegnata su più fronti, anche al di fuori del calcio. Mentre il Milan cerca ancora di definire la propria identità e i propri obiettivi, altre iniziative sportive sembrano occupare spazio e attenzione, alimentando il malcontento.
Oltre a prendere porte in faccia dal calcio italiano, il referente del fondo proprietario le prende anche dal basket, tanto che ha dovuto virare dall'Olimpia a Varese per puntare all'NBA Europe! Inutile sottolineare che il progetto è ancora da realizzare.
La sensazione diffusa è che il club abbia perso tutto il proprio valore rispetto al punto di partenza. E oggi, più che nuove promesse, i tifosi chiedono una cosa semplice: una visione chiara, risultati concreti e una strategia capace di riportare il Milan ai livelli che la sua storia impone.
Ma forse è chiedere veramente troppo.
Dobbiamo lottare, perché il Milan siamo noi.

PS Pulisic non può essere il nostro giocatore simbolo.
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Ancora nel buio

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Nessun annuncio, nessuna certezza.
Come sia possibile che il Milan sia ancora così?
E poi siamo sicuri che tutti questi stranieri possano davvero rappresentare il meglio per noi?
Il milanismo non conta più niente?
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Chi brancola nel buio

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Vedere Moretto e Di Marzio brancolare nel buio farà la felicità a Casa Milan.
Il problema è che anche dentro lì nessuno sa niente.
Nel frattempo ci si scatena contro Leao, come se la colpa della stagione fosse sua, ma provate a togliere i suoi gol...
Distrarre aiuta a comunicare il nulla.
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Stranezze

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Qual è il momento critico per qualsiasi attività: la partenza.
Pensate, al Milan hanno piazzato tre trasferte in 4 partite.
Meditate gente, meditate.
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6 ore e headhunter

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6 ore di colloquio per capire se un allenatore è da Milan? 
Fa ridere, come dire che Ibra e Cardinale litigano, visto che erano i 2 presenti alle 6 ore.
E poi gli headhunter per il DS è una cosa imbarazzante. 

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Incontri segreti

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Non passa giorni che non si parli di incontri segreti.
Ieri anche di scontri.
Il problema è che sembrano totalmente allo sbando e senza nessun amico fidato.
Calvelli sarà capace di sanare la situazione?
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Monta la protesta

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Vogliono arrivare a Times Square.
Ma Cardinale lo sa che i tifosi sono incazzati, e sa anche che gli investitori sono incazzati.
Ma c'è una sola cosa che gli sta cuore: lo stadio.
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