Lo dice una rivista specializzata.
Mica pizza e fichi: davanti a squadre formidabili e prima tra quelle che non sono rappresentative nazionali.
A proposito, come non inserire nelle prime 20 l'Italia del 82?
Nel frattempo, per puntare a raggiungere quella, il Milan punta su Giovannino, confermato fino al 2012.
Mamma mia!!!
RispondiEliminaUna rivista specializzata...la bibbia del calcio...
Quando scrivono ciò che piac al BBlan diventano tutti autorevolissimi...
P.S.ma avendo vinto (purtroppo) 7 champions non vi sembra ridicolo esaltarvi per il giudizio di gente che non vi avrà mai visto giocare?
rosica, inculino rosicaaa!!
RispondiEliminaInculino ha ragione: che autorevolezza può vantare una rivista che non include la Juve fra le prime 20?
RispondiEliminaM.V.B.
BOCcaloni inguaribili, credet ancora ai contratti? dormite pure tranquilli, anche sheva aveva il contratto e come e` finita??????
RispondiEliminaE' finita con la settima Champions.
RispondiEliminaM.V.B.
Per i copia-incollatori interisti (e vediamo come replicano):
RispondiEliminaTUTTE COSE VERE, PERO' QUANTO ERA FORTE L'INTER DEGLI ANNI 60 ! ECCO LA TESTIMONIANZA ALLUCINANTE DI FERRUCCIO MAZZOLA.
La pillola misteriosa di Herrera MILANO - Pillole nel caffè. Che Herrera dava ai giocatori. Molti dei quali sono morti. Un ex racconta il doping della Grande Inter. E chiama in aula tutti i campioni di allora colloquio con Ferruccio Mazzola. Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. «Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto», dice Ferruccio. A che cosa si riferisce, Mazzola? «Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno "il caffè" di Herrera divenne una prassi all'Inter». Cosa c'era in quelle pasticche? «Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...». Suo fratello? «Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...». A chi si riferisce? «Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle,
senza speranze di guarigione...». A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni. «Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ("Il terzo incomodo", scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma». Perché? «Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità». Ma lei di Facchetti non era amico? «Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti». Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni? «Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...». Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni? «Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...». De Sisti smentisce di essersi dopato. «"Picchio" in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...». E alla Lazio? «Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno». Altre squadre? «Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?». Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...«Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio». Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario... «Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così». E oggi secondo lei il doping c'è ancora? «Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...». I ragazzini? «Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto.
Rivista specializzata: mi pare che Critica sia del mestiere... non ha scritto autorevole, ma specializzata.
RispondiEliminaAnche Novella 2000 è specializzata, in gergo giornalistico.
Laura, tesoro e con ciò? World soccmel si chiama è specializzata. Punto.
RispondiEliminaMa sappi, tesoro, che ai tempi fu fatto un referendum tra autorevolissimi addetti ai lavori, e le cose andarono pure meglio: quella squadra fu giudicata come la n. 1 di tutti i tempi. Magari non sarà stato vero, chi può dirlo? Però più autorevoli di quelli non ce n'erano in giro.
Per l'anonimo delle 6,24:"I difetti degli altri somigliano troppo ai nostri".
RispondiEliminaLo diceva Leo Longanesi,che era un genio,e sapeva di esserlo,tu sei solo un BBlanista che non capisco cosa vuole dimostrare,erano 40 anni fà,il doping era una materia sconosciuta ed i suoi effetti anche,solo da qualche anno si è preso coscienza,a tutti i livelli,di ciò che comporta "dopo".
Avrei voluto sentire tanta indignazione quando i calciatori del BBlan rifiutarono i prelievi di sangue per l'antidoping,ricordi Gattuso e Pancaro ?
a.64 Gnourant d`un casciavitt de merda.
RispondiEliminap.s. Testimonianza veramente attendibile quella del "povero FESSUCCIO M." Perfino quei geni mirabolanti dei bbbblanisti sanno perfettamente che gli epilettici hanno le allucinazioni!!!!!!!! asinerie che neanche Suuuuuukkkkkkkaaaaaaa si permetterebbe di dire!!!!!!!!!!!!!!!!!!!NELLA STALLA ANIMALIIIIIIIIIIIIIIII
RispondiEliminaP.P.S. La correlazione tra osteosarcoma e tumore alla colonna vertebrale con anfetamine(SICCCCCCCCCCCCCCC) sono oramai certezze consolidate della moderna oncologia. RIDICOLIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
RispondiEliminaAnche le relazioni tra anfetamine e post deliranti (numerosi post deliranti) sono comprovate nella moderna psichiatria.
RispondiEliminaTorna nella tua "antigua" mentale barbun.
E non dimenticare di indossare lo scolapasta. Barbun.
E non dimenticare di segnalare al tuo Dsm di appartenenza che le cure non sono nemmeno da considerarsi a livello palliativo.
Ed un'ultima cosa: va a laurà barbun.
Suca MERDinteROSICONE, SUCA ROSICA IMPAZZISCI
RispondiEliminaInculino hommeemmerda che non sei altro
RispondiEliminasai solo rosicare, okkio che prima o poi il trespolo si rompe e ti spezzi il kranio.
Noi preghiamo perche ti colgano le peggiori malatie infettive.
Forse le hai già, visto che sei sempre a sto c.a@@o di pc e, non credo tu abbia una normale vita sociale visto che quella testa di michia che ti ritrovi non la esci mai.
Se no come si spiegano i tuoi noiosi vaneggianti interventi .
BAMBU
HIC SUNT LEONES
PER IL PEZZENT delle 10.11, purtroppo per voi solo tu e ituoi amichetti della curva siete OBBLIGATI a lavorare per la cospicua sommetta di 1100 euretti mensili auguri per le sospirate ferie a Viserbella, ve le siete meritate.
RispondiEliminaNon c'è mai stata finora una squadra nerazzurra o bianconera degna di figurare tra le più grandi di sempre: è così diffcile da capire?
RispondiEliminaA prescindere da cio' che è sentenziato su questa rivista (che francamente non conosco neanche), io ho avuto la fortuna di averle viste tutte le partite di quella unica ed indimenticabile squadra.
RispondiEliminaFinche l'Halzaimer non me lo impedirà, avro' il piacere e l'orgoglio di ricordare quella che è stata la squadra di calcio più forte che io abbia mai visto, dopo l'Ajax degli anni 70.
Gli altri petino pure aria dalla bocca per invidia o ,peggio, per sentito dire; tutto questo poco importa al mio cuore e a cio' che dice la storia.
MR
i più grandi appunto erano quelli. poi si è visto solo dei miserabili simulatori. grazie allo zio fester non abbiamo più un settore giovanile
RispondiEliminaTorna Farina!!!