Si è rinnovato il sito e ovviamente abbiamo aperto una presenza anche lì.
Ieri sera, poi, c'è stata la festa con la presentatrice in ritardo e poco "mestierante".
Bello il discorso di Verdelli.
Casualmente, ma molto casualmente, c'era Moratti, che rilasciava interviste a manetta e qualche giocatore della sua società.
Lippi, oggi titola il quotidiano cartaceo, dice che le italiane ce la possono fare.
Sacchi, in jeans e maglioncino, diceva ieri sera che il Milan deve giocare a due punte per avere delle chance.
Forza Vecchio Cuore Rossonero
PS (passate nel tardo pomeriggio, c'è una sorpresa)
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Spero che una sorpresa ci sia anche questa sera,anzi no,perchè la vera sorpresa sarebbe una vittoria del BBlan.
RispondiEliminaGeom. Galliani:"Oliveira resterà".
RispondiEliminaQuesto scombussola i piani di diverse big.
Perché la Cassazione dice che il ricorso era fondato ma che non si può procedere ,significa in pratica che si è obbligati a rispettare la legge, anche quando questa legge impedisce l'accertamento dei fatti. Concludendo, la Cassazione che cosa ha fatto?
RispondiEliminaHa ANNULLATO la sentenza di appello,CONFERMANDO quindi la COLPEVOLEZZA del reato di frode sportiva per abuso di farmaci ma chiudendo l'iter giudiziario per sopravvenuta prescrizione. NEL MERITO, quindi, la Juventus è stata ritenuta COLPEVOLE: Agricola che canta vittoria è ridicolo, ancora prima che un personaggio tragico di un calcio da buttare. Ma questa colpevolezza non traspare dai titoli dei tg, per i soliti motivi: un terzo degli italiani è juventino, e di questa popolazione almeno metà (la statistica vale per tutte le tifoserie, ovviamente) è composta da ottusi ed acritici: perché rovinarsi un mercato così importante, andandosi nel contempo a cercare rogne con qualcuno che può fartela pagare? Se c'è una cosa che alla Juve non manca sono gli avvocati...
P.S.flussino,io sarò il re dei copia-incolla,ma sò cosa copiare e capisco quello che incollo...
Quando vuoi un'altra spiegazione su qualche parte della procedura penale che non ti è chiara io sono a tua disposizione.
PER IL DISTRATTISSIMO INCULINO E PER QUELLI CHE PENSANO ANCORA CHE LE MERDE NON SI DOPANO:
RispondiEliminaLeggi e taci, merdadiuninterista:
La verità è che questa stagione in cui la MERdinter sembra trionfare altro non sarà che l'ennesima stagione fallimentare:
Come si può non gestire al meglio la Champions con 90 punti di vantaggio sulla seconda in campionato?
Semplice, basta avere una mezza sega di allenatore in panchina e così i cari Vieira, Figo, Dacourt, Ibra e comp. fanno la fine delle galline sgozzate
Solo la MERDinter è capace di ciò
A proposito di doping, un copia e incolla molto caro ad inculino:
(tratto da L'Espresso - settimanale sicuramente 'non di parte')
Pasticca nerazzurra
di Alessandro Gilioli
Pillole nel caffè. Che Herrera dava ai giocatori. Molti dei quali sono morti. Un ex racconta il doping della Grande Inter. E chiama in aula tutti i campioni di allora colloquio con Ferruccio Mazzola
Sono campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano quelli che passeranno, uno dopo l'altro, in un'aula del tribunale di Roma a parlare di doping. Come Giacinto Facchetti, splendido terzino sinistro e oggi presidente dell'Inter; o come Sandro Mazzola, Mariolino Corso, Luis Suarez. E ancora: Tarcisio Burnich, Gianfranco Bedin, Angelo Domenghini, Aristide Guarneri. Tutti chiamati a testimoniare da un loro compagno di squadra di allora, Ferruccio Mazzola, fratello minore di Sandro, che vuole sentire dalla loro voce - e sotto giuramento - la verità su quella Grande Inter che negli anni '60 vinse in Italia e nel mondo. "Non l'ho cercato io, questo processo: mi ci hanno tirato dentro. Ma adesso deve venire fuori tutto", dice Ferruccio.
A che cosa si riferisce, Mazzola?
"Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè. Da quel giorno 'il caffè' di Herrera divenne una prassi all'Inter".
Cosa c'era in quelle pasticche?
"Con certezza non lo so, ma credo fossero anfetamine. Una volta dopo quel caffè, era un Como-Inter del 1967, sono stato tre giorni e tre notti in uno stato di allucinazione totale, come un epilettico. Oggi tutti negano, incredibilmente. Perfino Sandro...".
Suo fratello?
"Sì. Sandro e io, da quando ho deciso di tirare fuori questa storia, non ci parliamo più. Lui dice che i panni sporchi si lavano in famiglia. Io invece credo che sia giusto dirle queste cose, anche per i miei compagni di allora che si sono ammalati e magari ci hanno lasciato la pelle. Tanti, troppi...".
A chi si riferisce?
"Il primo è stato Armando Picchi, il capitano di quella squadra, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale. Poi è stato il turno di Marcello Giusti, che giocava nelle riserve, ucciso da un cancro al cervello alla fine degli anni '90. Carlo Tagnin, uno che le pasticche non le rifiutava mai perché non era un fuoriclasse e voleva allungarsi la carriera correndo come un ragazzino, è morto di osteosarcoma nel 2000. Mauro Bicicli se n'è andato nel 2001 per un tumore al fegato. Ferdinando Miniussi, il portiere di riserva, è morto nel 2002 per una cirrosi epatica evoluta da epatite C. Enea Masiero, all'Inter tra il '55 e il '64, sta facendo la chemioterapia. Pino Longoni, che è passato per le giovanili dell'Inter prima di andare alla Fiorentina, ha una vasculopatia ed è su una sedia a rotelle, senza speranze di guarigione...".
A parte Picchi e forse Tagnin, gli altri sono nomi meno noti rispetto ai grandi campioni.
"Perché le riserve ne prendevano di più, di quelle pasticchette bianche. Gliel'ho detto, noi panchinari facevamo da cavie. Ne ho parlato per la prima volta qualche mese fa nella mia autobiografia ('Il terzo incomodo', scritto con Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004, ndr), che ha portato al processo di Roma".
Perché?
"Perché dopo la pubblicazione di quel libro mi è arrivata la querela per diffamazione firmata da Facchetti, nella sua qualità di presidente dell'Inter. Vogliono andare davanti al giudice? Benissimo: il 19 novembre ci sarà la seconda udienza e chiederemo che tutti i giocatori della squadra di allora, intendo dire quelli che sono ancora vivi, vengano in tribunale a testimoniare. Voglio vedere se sotto giuramento avranno il coraggio di non dire la verità".
Ma lei di Facchetti non era amico?
"Sì, ma lasciamo perdere Facchetti, non voglio dire niente su di lui. Sarebbero cose troppo pesanti".
Pensa che dal dibattimento uscirà un'immagine diversa dell'Inter vincente di quegli anni?
"Non lo so, non mi interessa. Se avessi voluto davvero fare del male all'Inter, in quel libro avrei scritto anche tante altre cose. Avrei parlato delle partite truccate e degli arbitri comprati, specie nelle coppe. Invece ho lasciato perdere...".
Ma era solo nell'Inter che ci si dopava in quegli anni?
"Certo che no. Io sono stato anche nella Fiorentina e nella Lazio, quindi posso parlare direttamente anche di quelle esperienze. A Firenze, il sabato mattina, passavano o il massaggiatore o il medico sociale e ci facevano fare delle flebo, le stesse di cui parlava Bruno Beatrice a sua moglie. Io ero in camera con Giancarlo De Sisti e le prendevamo insieme. Non che fossero obbligatorie, ma chi non le prendeva poi difficilmente giocava. Di quella squadra, ormai si sa, oltre a Bruno Beatrice sono morti Ugo Ferrante (arresto cardiaco nel 2003) e Nello Saltutti (carcinoma nel 2004). Altri hanno avuto malattie gravissime, come Mimmo Caso, Massimo Mattolini, lo stesso De Sisti...".
De Sisti smentisce di essersi dopato.
"'Picchio' in televisione dice una cosa, quando siamo fuori insieme a fumare una sigaretta ne dice un'altra...".
E alla Lazio?
"Lì ci davano il Villescon, un farmaco che non faceva sentire la fatica. Arrivava direttamente dalla farmacia. Roba che ti faceva andare come un treno".
Altre squadre?
"Quando Herrera passò alla Roma, portò gli stessi metodi che aveva usato all'Inter. Di che cosa pensa che sia morto il centravanti giallorosso Giuliano Taccola, a 26 anni, durante una trasferta a Cagliari, nel '69?".
Ma secondo lei perché ancora adesso nessuno parlerebbe? Ormai sono - siete - tutti uomini di sessant'anni...
"Quelli che stanno ancora nel calcio non vogliono esporsi, hanno paura di rimanere tagliati fuori dal giro. Sono tutti legati a un sistema, non vogliono perdere i loro privilegi, andare in tv, e così via. Prenda mio fratello: è stato trattato malissimo dall'Inter, l'hanno cacciato via in una maniera orrenda e gli hanno perfino tolto la tessera onoraria per entrare a San Siro, ma lui ha lo stesso paura di inimicarsi i dirigenti nerazzurri e ne parla sempre benissimo in tv. Mariolino Corso, uno che pure ha avuto gravi problemi cardiaci proprio per quelle pasticchette, va in giro a dire che non mi conosce nemmeno. Anche Angelillo, che è stato malissimo al cuore, non vuole dire niente: sa, lui lavora ancora come osservatore per l'Inter. A parlare di quegli anni sono solo i parenti di chi se n'è andato, come Gabriella Beatrice o Alessio Saltutti, il figlio di Nello. È con loro che, grazie all'avvocato della signora Beatrice, Odo Lombardo, ora sta nascendo un'associazione di vittime del doping nel calcio".
Certo, se un grande campione come suo fratello fosse dalla vostra parte, la vostra battaglia avrebbe un testimonial straordinario...
"Per dirla chiaramente, Sandro non ha le palle per fare una cosa così".
E oggi secondo lei il doping c'è ancora?
"Sì, soprattutto nei campionati dilettanti, dove non esistono controlli: lì si bombano come bestie. Quello che più mi fa male però sono i ragazzini...".
I ragazzini?
"Ormai iniziano a dare pillole e beveroni a partire dai 14-15 anni. Io lavoro con la squadra della Borghesiana, a Roma, dove gioca anche mio figlio Michele, e dico sempre ai ragazzi di stare attenti anche al tè caldo, se non sanno cosa c'è dentro. Ho fatto anche una deposizione per il tribunale dei minori di Milano: stanno arrivando decine di denunce di padri e madri i cui figli prendono roba strana, magari corrono come dei matti in campo e poi si addormentano sul banco il giorno dopo, a scuola. Ecco, è per loro che io sto tirando fuori tutto".
Inculino NON parlare di doping e se non ne puoi fare proprio a meno parlane con il tuo pusher o con Kallon.
Inculino NON parlare e....
cucù, guardaci in tivvù
Oggi inculino ha una ruota bucata e non potendo fare il solito giro in bici, spara le sue minchiate già al mattino.
RispondiEliminaVai dal gommista, ripara la bici e vai a farti una bella pedalata.
Magari fino alle 23:00, visto che in TV non c'è nulla che ti interessi.
No,in Tv c'è il BBlan che gioca contro il B...B...Bayern.
RispondiEliminaP.S.le ruote da corsa non si riparano dal gommista,non esco perchè c'è un tempo da cani.
Esci pure, caro inculXX..
RispondiEliminagià che ci sei , e visto che c'è un tempaccio da lupi, riparati pure sotto un bel pioppo, non vorremo che ti buscassi qualche brutta influenza.
RIMBAMBITO DI un ripetitore BBLANISTA , vai a completare la tua formazione da quache TUCANO. MA E` POSSIBILE CHE SULLA STERMINATA PLATEA di bblanisti di questo blog(MAI VISTI PIU` di 5 collegati: complimenti per il grande seguito)la quasi totalita` sia composta da dementi simili????????
RispondiEliminaMilan, Galliani e Meani
RispondiEliminaPoco prima della metà di marzo, Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan e in costante contatto con Adriano Galliani, parla con un guardalinee, Cristiano Copelli: «Haivisto che sto rilanciando anche Messina?» lasciando intuire di poter condizionare la carriera del direttore di gara bergamasco.
Una decina di giorni dopo, Meani contatta un altro guardalinee, Fabrizio Babini (assistente dell’arbitro Gianluca Paparesta in Lazio-Inter del 5 maggio 2001, vinta 4-2 dai biancocelesti).
L’argomento della conversazione è dei più caldi: le squadre che devono affrontare la Juventus vedono i propri giocatori «diffidati» puntualmente ammoniti, e quindi squalificati.
«Se ci fai caso, Bologna, Fiorentina e Reggina… sono già tre.» Dopo un po’ chiama un altro assistente, Gabriele Contini, per aggiungere di aver scoperto che la stessa cosa è successa anche con il Messina.
Il 17 aprile del 2005 si gioca Siena-Milan, arbitrata da Pierluigi Collina. Finisce 2-1 per i toscani. Il guardalinee Duccio Baglioni al 10’ del primo tempo annulla un gol regolare a Shevchenko.
Ecco cosa dice il vicepresidente della Figc Mazzini ad Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus, avversario diretto del Milan nella corsa allo scudetto, riferendosi secondo gli inquirenti a Paolo Bergamo:
«Però… però devo dire che a Siena il nostro amico è stato eccezionale!»
Nel frattempo il guardalinee Gabriele Contini, amico di Meani, al telefono spiega al dirigente rossonero chi è Baglioni.
«…È l’amico di Pairetto! Se lo vuoi sapere è quello che gli prenota i biglietti, Pairetto va a mangiare a casa sua, non al ristorante, a casa sua!»
l 18 aprile Collina chiama Meani. L’arbitro è preoccupato che Galliani possa avercela con lui per il risultato della gara.
Meani lo rassicura: è arrabbiato con Baglioni. Allora Collina insiste. «Uno dei miei obiettivi era quello di fare quattro chiacchiere con lui [Galliani], anche se Siena non è l’ideale.
Il problema è che io e lui siamo ben riconoscibili, per cui non vorrei che qualcuno vede e così… Forse l’ideale potrebbe essere la sera di chiusura del tuo locale… Una volta che io entro nel parcheggio del ristorante non mi vede nessuno.»
Meani indica un’altra soluzione: la casa di Galliani nel centro di Milano. Poi frena. «Rischi sempre che trovi un *** di fotografo…» I guardalinee sono l’obiettivo di Meani. E così ci si organizza per la gara successiva: Milan-Chievo del 20 aprile.
Meani parla con Gennaro Mazzei, responsabile della Can per i guardalinee («assistenti» in termine tecnico): «Galliani è furibondo. Quindi digli di stare molto attenti di qui alla fine del campionato. Mercoledì cercate di mandare due intelligenti ». Vengono così designati Fabrizio Babini e Claudio Puglisi, da sempre «graditi» al Milan (Puglisi in un’altra intercettazione sbottò: «Bisogna fargli il *** a ’sti interisti»).
Meani non si fa scrupoli, conosciuta la designazione, fa parlare direttamente con Babini, esordendo così: «Dopo la purga, arriva la medicina». Quindi le proteste hanno sortito l’effetto sperato. Ciononostante Babini è perplesso, ha paura di cacciarsi in un mare di guai: «Bisognerebbe rifiutarla quella partita lì… cioè io ho fatto Atalanta-Chievo l’ultima volta, Puglisi è una vita che non fa il Milan, non glielo danno perché dicono sia un ultrà rossonero… tiene lo juventino Baglioni, ti annulla un gol, che ci può stare, per carità di ***
Cioè loro confermano, con questa designazione confermano che è tutta una porcheria». Meani si infastidisce: «Eh, ma mica ti ho chiesto io, eh?» Babini: «Sì, vabbè! Questa è la dimostrazione che non c’entra niente nessuno… capito». Meani, suadente: «Non sei contento di fare il Milan…? Vieni da me a trovarmi».
Meani contatta anche l’altro guardalinee, Puglisi, al quale riferisce dei colloqui avuti con Babini: «Gli ho detto che… se ti mandano è perché sanno che sei abbastanza gradito all’ambiente… Tu basta che mercoledì… [il giorno di Milan-Chievo] da intelligente… nel dubbio da una parte vai su e dall’altra vai giù. Come fanno gli altri… Gli altri cosa fanno? Nel dubbio se la Juventus… stanno giù, se è un’altra squadra vanno su…» riferendosi al movimento della bandierina che l’assistente utilizza per segnalare il fuorigioco o altri tipi di falli. Meani riporta poi la conversazione a Galliani.
Galliani: «Ha parlato con i designatori?» Meani: « *** bono, altro che parlato… C’era in macchina Ancelotti gli bestemmiavo dietro parolacce di tutti i colori, gliene ho fatto tant’è vero che alla fine Ancelotti mi fa: “Ma cosa gli dici!” E gli faccio…» Galliani: «A chi?» Meani: «A Bergamo e a Mazzei». Galliani: «Uh. E che dicono questi signori?»Meani: «Pensi, si cagano addosso… Ci hanno mandato persino Puglisi».
E che i due designatori abbiano paura si «intuisce» dalla conversazione telefonica di Bergamo con Pairetto. Bergamo a Pairetto: «Uno che è già due mesi che dovevamo averlo messo e c’è stata qualche pressione e quindi… si mette Puglisi a fare Milan-Chievo! Ehm, ieri si è sbagliato e quindi questi dicono: perché ci penalizzate? Con me non hanno parlato, eh? Ti dico la verità, hanno chiamato… Gennaro![Mazzei]».
Un tale risultato nell’ambiente viene considerato comeuna straordinaria prova di forza del Milan. Nei giorni successivi
Meani parla sia con l’arbitro Messina che con il guardalinee Contini. Domenico Messina chiede a Meani: «Ma li hai designati te i guardalinee o loro? Se li sceglievi te avresti scelto quei due». Mentre Contini parla del gol annullato a Pellissier.
«Oh, era buonissimo! Non buono, buonissimo». Meani sentenzia soddisfatto: «Però i giornali non ne parlano».
Anche Collina commenta l’assegnazione al Milan dei due guardalinee, Babini e Puglisi, e lo fa nelle conversazioni del periodo che va dalla sua sfortunata prestazione di Siena e il «riscatto» dei suoi colleghi in Milan-Chievo. Collina dice a Meani: «Be’, vedo che hai una certa potenza, volevo farti i complimenti… ma va a *** te e tutti quanti… ho visto la coppia, dico: non ci posso credere… da morire dal ridere veramente… da morire dal ridere». L’arbitro della partita sarà Paparesta (che verrà chiuso a chiave nello spogliatoio da Moggi dopo un contestatissimo Reggina-Juventus e non denuncerà l’accaduto). La gara si gioca il 20 aprile, esattamente una settimana dopo, il 27, Galliani chiama Meani per metterlo al corrente di un favore fatto a Paparesta: «Il dossier è nelle mani del sottosegretario Gianni Letta. Questa mattina mi ha chiamato, m’ha detto che conosce la vicenda e interverrà». Meani chiama immediatamente Paparesta, gli riferisce della telefonata di Galliani e lo avverte che «bisogna cambiare un po’ il vento, però». Poi lo invita a telefonare a Galliani per ringraziarlo dell’interessamento.Il 28 aprile 2005, Meani chiama Bergamo prima di Fiorentina-Milan. Bergamo: «Per domenica ho fatto la griglia atre… Mi fai dire una cosa che a Gigi [Pairetto, l’altro designatore] non ho ancora detto. Ho in mente di metterne tre… due. La partita vostra, la Juventus e una di B perché non voglio che ci siano preclusioni…» Meani: «Io ho capito, tu vuoi mettere Paparesta, Collina e Matteo Trefoloni». Bergamo: «E mi ci gioco la testa». Meani: «Ecco, però a Trefoloni gli fai un bel discorsetto». Bergamo: «Stai tranquillo…» Meani: «Se no la testa gliela tagliamo noi… E a Firenze chi ci mandi?» Bergamo: «Voi con Stagnoli come siete abituati…» Meani: «Per noi va bene e ci troviamo bene anche con Ambrosino…» Bergamo: «E Nicola Ayroldi?» Meani: «Ayroldi sì: o Stagnoli-Ayroldi o Stagnoli-Ambrosini». Bergamo: «Allora mi danno una certa garanzia Alessandro Stagnoli e Ayroldi». A Firenze i due guardalinee saranno proprio Ayroldi e Stagnoli.
Il 31 maggio 2005 Galliani chiama Meani. Meani: «Ho saputo che lei ha già parlato con Puglisi». Galliani: «Sì».
Meani: «Stamattina sì… perché m’ha chiamato e m’ha detto… » Galliani: «Va bene, va bene… parliamo». Meani: «Ecco, poi volevo dire: è possibile se io posso spingere per due persone con Lanese [presidente dell’Aia, l’Associazione italiana arbitri] da mettere nelle commissioni dilettanti e di C?» Galliani: «Spinga». Meani: «Perché se abbiamo controllo anche nelle categorie inferiori è meglio». Galliani: «Va bene, va bene, spinga, ma son gente di fiducia?» Meani: «Son gente di su… Guardi uno è Marano, tra l’altro è siciliano e quindi non destiamo neanche nessun sospetto, è quello che ha fatto il guardalinee in serie A per tanti anni».
Galliani: «Spinga allora». Meani: «E Puglisi bisogna far tutto per metterlo in A e B, eh». Galliani: «Vabbè adesso… Ma dove? Negli assistenti, però».
Ultima di campionato, Udinese-Milan. Il Milan non ha bisogno di punti, l’Udinese sì, per accedere alla Champions League. Meani parla con il team manager della squadra friulana, Lorenzo Toffolini. Toffolini chiede se a Udine il Milan giocherà con le tre punte. Meani scherza e risponde: «Veniamo lì incazzati neri e vi facciamo il *** Te la devi guadagnare la Champions». Toffolini sta allo scherzo e, con tono confidenziale,aggiunge: «È già tutto a posto, dai… Vi do un altro giocatore». Il risultato sarà di 1-1, l’Udinese andrà in Champions e il centrocampista Jankulovski al Milan. Dopo l’incontro Toffolini chiama Meani: «Ti devo proprio ringraziare…»
continua...
Però,questo Meani beccava 60.000€ annui dal BBlan ,uno dei posti di lavoro creati dal governo Berlusconi,e gli altri 999.999?
RispondiEliminaIl problema è che in realtà, questo blog milanista sembra essere diventato il muro dei copia-incolla di intertristi onanisti.
RispondiEliminaNon avendo altro modo di "sfogarsi" rompono i santissimi a noi.
Per il MERDinterista "anonimo" delle 3.40 PM:
RispondiEliminaCambia pusher, quello che stai frequentando ultimamente ti sta bruciando definitivamente il poco cervello che Madre Natura ti ha dato. fatti consigliare da Kallon o da qualche ex allievo del Mago Herrera. Ma non abusare, sennò... addio merda!!!
P.S. stasera cosa guardi in tivvù?
Suca MERDinterista, SUCA
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